Il recupero della plastica in mare: il caso The Ocean CleanUp

The Ocean CleanUp è un’organizzazione avente l’obiettivo di sviluppare delle tecnologie per l’estrazione dell’inquinamento causato da oggetti di plastica dagli oceani e di prevenire che ulteriori frammenti di questo dannoso materiale quale la plastica si immettano nelle acque oceaniche.

plastic free

Dopo la sua fondazione, nel 2013, l’imprenditore olandese Boyan Slat ha ricevuto più di 30 milioni di dollari in donazioni da parte di sponsor.

Il caso TOC è molto noto a livello mondiale perché propone un metodo passivo a larga scala per rimuovere i rifiuti marini all’interno o nelle prossimità dei vortici oceanici attraverso un sistema alla deriva galleggiante lungo circa 2 km, rallentano da un’ancora a circa 600 metri di profondità.

E’ previsto un pannello rigido al di sotto del tubo galleggiante che catturi e raccolga i frammenti sottostanti, facendo sì che questi sistemi a forma di “U” si spostino liberamente all’interno del vortice subtropicale del Nord Pacifico e concentrando la plastica verso un punto centrale. Solo allora sarà possibile estrarla da navi che la porteranno sulla costa.

Il primo sistema è stato installato nel 2018 e The Ocean CleanUp stima di poter ripulire il 50% della Great Pacific Garbage Patch, la grande macchia di immondizia nel Pacifico, entro 5 anni dal complemento delle installazioni (che avverrà nel 2020).

Attraverso delle spedizioni oceaniche, l’organizzazione sta studiando la massa totale e la distribuzione dei frammenti di plastica negli oceani, e di conseguenza strumenti e tecnologie di riciclaggio della plastica economicamente e praticamente sostenibili.

Raccogliere fino 5 tonnellate di plastica al mese: questo è l’obiettivo di The Ocean CleanUp, l’ambizioso progetto che vede coinvolto un team di scienziati ed ingegneri nella pulizia dell’Oceano Pacifico delle materie plastiche e che prenderà di mira una distesa d’acqua due volte più grande della Francia, nota come il Great Pacific Garbage Patch.

isole di plastica

La squadra si servirà di una massiccia barriera galleggiante lunga 600 metri, che seguendo le correnti andrà a ripulire le acque dai detriti di plastica. La struttura si compone di 60 unità adiacenti che formano un enorme tubo a forma di ferro di cavallo collegato ad una sacca a tre metri di profondità che raccoglierà scarti di plastica a partire da 1 cm di diametro. Questo meccanismo simile a quello delle reti da pesca, sarà dotato di tecnologia di trasmissione della posizione per impedire alle navi di imbattersi in esso. Secondo le ipotesi, il team prevede di rimuovere i detriti accumulati ogni 6 settimane, utilizzando una nave di supporto che trasferirà poi i rifiuti di plastica nei Paesi Bassi per essere riciclati.

Attualmente, sarebbero circa 1800 miliardi i pezzi di plastica a galla nel Great Pacific Garbage Patch. Grazie a The Ocean CleanUp, gli studiosi sono convinti che si possa rimuovere il 50% delle materie plastiche nell’area entro 5 anni e, utilizzando dei sistemi integrati, il 90% a livello globale entro 2040.

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